Il campione di tennis Rafa Nadal, alla vigilia della partita che avrebbe potuto dargli il record di vittorie consecutive sulla terra battuta, si sentì chiedere da un giornalista quale fosse il suo stato d'animo all'idea. Rispose serenamente: "non c'è niente di normale a vincere 77 partite di fila. La normalità è perdere".
Ecco. La normalità è perdere. Non pareggiare, come sembrerebbe suggerire il punteggio iniziale. E nemmeno vincere, come vorrebbe l'attuale mentalità del successo a tutti i costi.
Ma perdere. E aggiungiamo: magari perdere da avversari mediocri, o perlomeno non più bravi di noi. Perdere perché altrimenti non si giocherebbe nemmeno, non avrebbe senso la partecipazione.
Chè l'importante, appunto, non è partecipare, come voleva la tautologia di DeCoubertin, semmai tentare di vincere (ossia, paradossalmente, di perdere), così da sovvertire l'assurdità del pareggio.
La sconfitta, in definitiva, non è che la testimonianza della realtà che si muove, o in chiave soggettiva dei naturali ostacoli alla propria affermazione. Nulla di cui vergognarsi, anzi: qualcosa di cui andare orgogliosi.
Solo giocando, si può riuscire a perdere.
Ecco. La normalità è perdere. Non pareggiare, come sembrerebbe suggerire il punteggio iniziale. E nemmeno vincere, come vorrebbe l'attuale mentalità del successo a tutti i costi.
Ma perdere. E aggiungiamo: magari perdere da avversari mediocri, o perlomeno non più bravi di noi. Perdere perché altrimenti non si giocherebbe nemmeno, non avrebbe senso la partecipazione.
Chè l'importante, appunto, non è partecipare, come voleva la tautologia di DeCoubertin, semmai tentare di vincere (ossia, paradossalmente, di perdere), così da sovvertire l'assurdità del pareggio.
La sconfitta, in definitiva, non è che la testimonianza della realtà che si muove, o in chiave soggettiva dei naturali ostacoli alla propria affermazione. Nulla di cui vergognarsi, anzi: qualcosa di cui andare orgogliosi.
Solo giocando, si può riuscire a perdere.




