lunedì, 10 dicembre 2007
Caso Luttazzi. Secondo Aldo Grasso, quando si ha completa libertà, bisogna essere due volte responsabili. Come dire: lascia, o raddoppia.
venerdì, 30 novembre 2007
Perchè nell'ultima pubblicità di Abatantuono (che è di Milano) l'attore che interpreta suo figlio ha l'accento romano? Perché tutti hanno l'accento romano?
lunedì, 12 novembre 2007
Click. TV accesa. La faccia contrita di Simona Ventura (la consapevolezza di conoscere i LORO nomi...mi viene il vomito)...he..L'isola dei famosi...ah no è morto uno...questa è la faccia da assumere in modalità "è morto uno". Ti faccio notare, "Simo", che la morte non è un nuovo format della Endemol. Eh ma era un tifoso...ma cosa c'entra??Frega un c****, voglio vedermi la partita.Partita sospesa. Perchè? Perchè hanno ammazzato uno in Autogrill. E perchè non sospendono anche la messa delle sei di sera?Niente calcio, solo una bella dose di lacrime e poi ricominciamo, dai, quanto manca? Certe partite, pensa, le hanno addirittura fatte iniziare con dieci minuti di ritardo...(vomito). Tolgo il volume. Ore e ore delle solite facce. Non c'è più niente da fare. Spento.
domenica, 11 novembre 2007
La costernazione del mondo televisivo dinanzi all'ultima violenza calcistica è rappresentata tutta dalla drammatica scelta di "Controcampo". Far indossare il tailleur a Elisabetta Canalis.
domenica, 29 luglio 2007
Abbiamo letto da qualche parte che per la testa di Mediaset starebbe passando l’insana idea di riproporre “Il pranzo è servito”, quiz cult degli anni Ottanta presentato da Corrado, affidandone la conduzione a Gerry Scotti.
Non siamo preoccupati per il format, che ha resistito perfino a Davide Mengacci, quanto per il fatto che la televisione si ostina a cercare eredi, invece di creare dei futuri show-men.
Perché, parliamoci chiaro, successori di Corrado non ne esistono. Ci ha provato Lippi, finendo per affogare nelle caciare domenicali, ci ha provato Bonolis, travolto dall’ego del nozionismo facile, ci avrebbe provato l’omonimo Tedeschi, se avesse avuto abbastanza verve per farlo. Invece niente. Hanno vinto i barbari da stadio, che rimpinguano con le urla la mancanza di cultura, tempi, ironia.
Fatale che nell’attuale panorama Gerry Scotti troneggi, benchè ne sia fin troppo consapevole. Fatale che, se si doveva proprio rifare la Corrida, la dessero in mano a lui, benchè non avvezzo allo smoking e alle espressioni geniali del suo predecessore. Ma ecco, non sembra proprio il caso di regalargli anche “Il pranzo è servito”, lo stesso gioco dove un concorrente era capace di pescare per cinque volte di fila il primo, restando a bocca asciutta, se non proprio a “dieta”, per il resto. Gli spaghetti che impietosamente comparivano a ripetizione sul piatto, accompagnati dal celeberrimo jingle, erano perfetti per Corrado.
Oggi, ormai, sarebbero Scotti.
martedì, 03 aprile 2007
Prima il rospo che rutta fuoco. Poi la Marcuzzi stitica. Per fortuna, almeno lo scoiattolo s’è liberato.
mercoledì, 28 marzo 2007
Una nostra collega heavy-metal ci ha recentemente segnalato un’intervista rilasciata da Lory Del Santo a Grazia, a proposito del cosiddetto fenomeno “Vallettopoli”. C’è una frase della soubrette, in particolare, che ci ha colpito: “Ognuno utilizza la propria vita e il proprio corpo come può e come vuole. Ma usare la propria libertà per ricattare gli altri è un delitto».
Non serve parafrasare. Il riferimento è ai presunti scoop estorsivi by Corona’s e co. (prassi abituale delle agenzie fotografiche secondo l’autore, ndt) ai danni dei personaggi più o meno famosi che popolano lo showbiz, nonché, più velatamente, alla pratica etichettata come “sesso in cambio di carriera”. Sulla quale la Del Santo, oltre alla valutazione, dà anche preziosi consigli: “E' indispensabile perché la lotta per la conquista dell'uomo ricco è spietata. Per non parlare della battaglia per avere visibilità nello showbiz. La concorrenza è altissima. Vince chi è più spregiudicata. Un prezzo va pur pagato. Vuoi soldi, visibilità, garanzie per il futuro? Non puoi permetterti di fare la schizzinosa. Gli uomini ricchi, gli uomini potenti, non sono mica tutti principi azzurri. E' un lavoro duro”.
Ora, non c’interessa fare la solita, ritrita polemica sulla giustizia o no di un sistema simile. Dopotutto, nessuno obbliga nessuno ad apparire in televisione, e sarebbe sciocco – soprattutto al giorno d’oggi – pretendere l’applicazione del cosiddetto criterio “meritocratico” (meriti per cosa, poi? L’unico parametro è l’audience) per sculettare davanti a Ezio Greggio o ridere, senza capire una parola, alle battute di Teo Mammuccari. Del resto, oggi, programmi come “Canzonissima” o “Rischiatutto” farebbero successo solo quali reperti storici. Riserve indiane come quella sfruttata in modo abilissimo da Fiorello, che uscito dalla porta di servizio della tv, c’è rientrato da quella principale, scassinandola attraverso la radio.
Quindi, non parteciperemo alla solita tarantella dei giornali che fingono di scandalizzarsi, dei politici che fingono di smentire, delle showgirl che fingono di abbracciare qualcuno per poi dichiarare che, appunto, hanno fatto finta, anche se… E’ un gioco da sottane lunghe, per chi è fermo alla mentalità degli anni Sessanta (o per chi, all’opposto, si compiace di denigrarla, ancora più frustrato) i quali, peraltro, erano televisivamente avanti anni-luce rispetto alla corrente età dell’orrido.
Ci preme invece sottolineare, nell’occasione, come Lory Del Santo, fotografando l’ambiente spettacolar-mondano, abbia posto l’accento su un'antitesi fondamentale per comprendere l’attuale scala di valori. Ovvero quella tra il corpo e la libertà.
Che infatti il corpo rappresenti una merce di scambio, non è esattamente una novità. Ma che perfino la vita, e in definitiva tutto quel che attiene alla sfera biologica, sia disponibile, a differenza della propria libertà, che è inviolabile, suona piuttosto paradossale.
Perché, cos’è una libertà senza vita né corpo? Come si fa a godere – nel vero senso del termine – di qualcosa se non attraverso questi due elementi? E il discorso non cambia riferendolo, in maniera più triviale, all’equivalenza tra libertà e potere o libertà e ricchezza. Qui non si tratta infatti nemmeno di distinguere, secondo il dualismo tradizionale, fra mente e corpo o sostanza e apparenza, chè di certo la libertà di cui parla Lory Del Santo non è quella (ammesso che esista) intellettuale, ma qualcosa di molto più ampio, in ogni caso esterno alla sfera corporea.
E che del resto, oggi, la libertà fuoriesca dal corpo è procedimento ben visibile nei cosiddetti reality-show: non tanto il “Grande fratello”, quanto più che altro “Saranno famosi”, dove la lotta per conquistare la fama è già di per sé mezzo di fama, essendo ripresi i provini degli aspiranti artisti. In questo modo il corpo è, da un lato, ciò che consente di raggiungere la notorietà, dall’altro la notorietà stessa (in senso pornografico). In tale meccanismo, la libertà non esiste (a parte forse quella del regista). Non già nel senso che chi usa il corpo non sia libero di farlo, ma nel senso che chi è libero non ha a che fare – meglio: non può avere a che fare, secondo questa morale – col corpo, soprattutto quello altrui.
venerdì, 16 marzo 2007
Accecati dall’ira per Maurizio Costanzo e la sua corte vieppiù rinnovantesi, scossi dalla metamorfosi mediatica che dal lettuccio dopo Carosello c’ha risvegliato con gli occhi di bue ingollati in diretta dai Non-Mai Famosi, senza nemmeno passare per gli stacchetti di Bracardi, non abbiamo neanche fatto caso al divertente teatrino di questi giorni, infarciti di politici e/o fotografi e/o vallette e/o compensi e/o barche e/o vacanze e/o vip e/o esclusive e/o novelle 2000 e/o dichiarazioni su quanto si sia passato il segno, anzi il logo: chi accusa chi, nel gioco un po’sdato che orchestra il pm Henry – sospiro – John – sospiro – Woodcock, nome da personaggio di Agatha Christie, che già tentò d’incastrare Vittorio Emanuele per storiacce analoghe al telefono, e adesso ha dato il la all’ennesima sarabanda, ché oramai non si può più fare a meno d’interrogare, trascrivere, stampare. Commenti a caldo richiesti.
Tutti rilasciano, precisano, correggono. E quel brutto affare del portavoce a transessuali? Tutto smentito, fandonie per eccitare Corona, sempre a caccia di scoop, nemmeno s’accontentasse di Nina Moric. E perfino Schicchi. E Gilardino. E Flavia Vento.
Vabè. Ma in tutto questo? Chi è il grande accusato? Chi è il demiurgo, il mastermind, l’uomo che ha cambiato il jet-set, il lifestyle, il trend, che ha forgiato i fashion victim? L’uomo che ha fatto impallidire Boncompagni, che al confronto le sue erano ninfette da salotto, pure con Saturno contro, colui che ha originato il fenomeno Costantino, Costantino e Alessandra, vero amore oppure, troni, microfoni, reality, occhiali scuri, un filo di barba, addominali con filosofia: signora, ma lei c’ha presente il sentimento? Tutto con accento romano, moderatrice Maria De Filippi, omonima della Callas, soprattutto per la voce. Chi? Chi, dunque? L’uomo delle ospitate, delle prezzemoline, della domenica-rissa, della presenza per cantare-gridare-sentirsi tutti uguali ye ye, come se le sagre paesane fossero l’unica cifra stilistica della civiltà tramontata, il drammaturgo del party, dei figuranti, dei manichini dall’aria impossibile e l’eloquio da terza elementare, il setter, il king, the one.
Lui. Lele Mora.
Ora, col divieto d’espatrio. Sommerso dal crollo dell’Impero Romano, dagli spifferi di corridoio, dalle illazioni su manovre estorsive a danno degl’im-potenti di turno, al centro del fuoco incrociato di scandali e procure. Nel fango dell’inchiesta, perché ogni inchiesta in Italia richiede un badile di fango.
Ebbene, non più incuriositi dalla notizia, anzi piuttosto annoiati, siamo andati a fare un giro sul suo sito. LM management, giusto per sapere chi è (o chi era), così per sciorinarci tutti i volti noti del libro-paga. Allora ecco qualche pupa, qualche secchione, ovviamente Costantino, niente Simona Ventura, e poi alcuni nomi di ieri, come Andrea Pezzi e Alda D’Eusanio, o dell’altro ieri, come Marco Predolin e Marco Balestri.
Il titolare, invece, non si vede. Ritratto nel suo studio, di spalle, alla finestra, con aria presumibilmente trasognata e pazzescamente spirituale. Forse un residuo d’imbarazzo, ché il suo volto – e corpo – da Dio Bacco, cui hanno levato triclinio e grappolo d’uva, mal s’intonerebbe col resto. C’è però un dettaglio, che stona. O che intona, a preferenza.
In sottofondo ai trionfi della LM management, s’ode, anziché l’ultima hit della disco, che tanto ci avrebbe riconciliato con l’atmosfera da Vacanze di Natale, la voce candida e irraggiungibile di Nilla Pizzi che canta “Vola Colomba”.
O quale soave pensata. Quale aereo anacronismo.
Lei che inginocchiata a San Giusto prega con l’animo mesto. E il campanon, din don, che ci faceva il coro. E che coro, poi. Sembrano gli alpini. All’epoca, Vecchio scarpone non era lontano.
L’esperienza è quantomeno da consigliare. Godersi le foto carismatiche di Alessia Fabiani, mentre la regina della canzone italiana profonde i suoi acuti.
Grazie Lele Mora. E auguri.
Comunque vada, la tua vicenda ha una degna colonna sonora: Nilla Pizzi, classe 1919, vero nome Adionilla. No, non Aida Yespica, però c’è pure lei, e vale la pena.
sabato, 10 marzo 2007
Chiusa recentemente l'ennesima edizione dell' "italianissimo" festival-canzone sanremese, già non se ne parla più. O meglio si continua a non parlare più di musica. Sanremo, direbbe Paolo Poli, mi mette tristezza come il gay pride e il carnevale di Viareggio. Ebbene, foss'anche così, vorremmo spendere due parole sull'argomento ugualmente.
Nel caos strategico delle demo-tele-giurie, nel marasma mediatico del prima e dopo festival, ci è sembrato di annusare per l'ennesima volta quel non so che di "falso" che appartiene degnamente al mondo televisivo (perchè il festival è, prima d'ogni cosa, televisione, al di là della collocazione teatrale).
In effetti il festival della canzone italiana è storicamente appannaggio del massimo media. Pertanto andrebbe giudicato principalmente sul versante dello specifico televisivo che non su quello musicale.
Non è così. Apparentemente si parla di giorno della musica, grazie ai molti Mollica ubiqui e moltiplicantesi per ogni dove della platea sanremese, di notte delle sciocche beghe e dei disguidi interni all'organizzazione dello show.
L'Italia, che è principalmente un prodotto televisivo, la si vuole ipnotizzata per una settimana, annichilita, remissiva alle straparole di Baudo e della bionda valletta. Ma, si legge, il pubblico televisivo del festival non è, ad esempio, propriamente giovanile.
Non importa, è un dettaglio insignificante in un paese dove la televisione opera come un costante soffio dissuasore e persuasore. Il pubblico non ha età.
Detto questo, è chiaro che sul versante televisivo Sanremo ha stravinto. Che lo si voglia o meno, gli ingaggi pubblicitari hanno fruttato più dello sperato. I dati degli ascolti sono strabilianti, i giornali hanno amplificato l'evento in modo egregio. Punto. Accettiamo almeno una volta che non ha senso parlare di stupidità mediatica o affini quando i risultati parlano in modo così lapalissiano.
Vorrebbe dire fare il solito gioco etico di condannare la fame nel mondo o il commercio delle armi e continuare a bere Coca-cola, però con moderazione, continuare a comperare computer, sistemi windows,lettori mp3 della Apple rossi che aiutano i paesi poveri, e via dicendo.
Siamo quello che guardiamo. Baudo ne è l'esempio più grottesco.
Dunque la musica. Tre giurie diverse per tre Italie ideologicamente diverse. La demoscopica premia Cristicchi e al secondo posto Silvestri. La giuria di qualità sceglie 1 Cristicchi e 2 Tosca.
Il televoto consegna l'alloro ad Al Bano. Come? Proprio così. L'Italia ama Al Bano e lo premia in diretta. Dunque la mossa successiva di Baudo di inginocchiarsi al cospetto del "re" non è altro che il gesto più ovvio, quello di una nazione (televisiva?) che onora il depositario della nazional-canzone? E perchè allora, in questo gioco da tv interattiva, non rispettiamo il volere del paese e non diamo, giustamente, la vittoria ad Al Bano? In effetti, questo primo premio a Cristicchi...ricordiamo forse un Frankie Hi-NRG di molti anni fa, quando ancora girava in musicassetta, e oggi un epigono impacciato e accomodante (il sociale va sempre bene, poi se farcito di un po' di malinconia, amore, e accordi in minore...) dice cose ben più banali e con meno fantasia parolibera.
Il secondo posto per la giuria demoscopic è di Silvestri. Un po' di ritmo sud-americano e sincera gioiosità per il nulla. Bene, il popolo vuole Al bano sul trono e Silvestri come degno giullare. Ma il risultato è diverso, per il gioco perverso delle commissioni. E' come per i festival della poesia, dove un premio non si nega a nessuno.
E poi, in effetti, il senso della televisione è proprio questo, come ci diceva qualcuno in "V for Vendetta": bisogna guardare, assorbire, dissentire e alla fine essere d'accordo. A meno che...
martedì, 06 marzo 2007
One more time. Una volta ancora. Lo stillicidio di notizie sull’inarrestabile caduta di Britney Spears non conosce soste. Ieri eravamo alle prese con i suoi capelli rasati a zero, oggi con la sua camicia di forza e le bambole foggiate a sua immagine, nella versione clinica psichiatrica (Britney Shears), domani, forse, ci toccherà assistere ad un concerto realizzato in suo onore con il beneplacito di Bono, che ormai, più che un cantante, sembra un reverendo senza l’aureola.
Lo vuole la CNN. Lo vogliono (?) tutti i fans dell’ex ragazza-Disney nella vana speranza che ciò le risollevi il morale, come non hanno fatto – anzi – i due figli avuti a breve distanza da Kevin Federline, le amorevoli cure di Paris Hilton e la ridda di flash che le si sono abbattuti contro, come e più di quand’era sana e idolatrata.
Che lo showbiz dia e tolga, non è una novità. Il cambiamento, rispetto ad altri dei caduti in passato, è dato dal vertiginoso interesse dei media per il personaggio che hanno creato, quasi una riedizione reality del Truman Show. Nessuno, in effetti, ha salvato Janis Joplin e Jim Morrison, Hendrix e Belushi, dalla corsa verso la fine. Ci si è tutti accontentati del negativo della foto, il vitreo cadavere del giorno dopo abbandonato in qualche stanza d’albergo, dopo che per anni se n’era celebrato il luccichio, the good side of the moon.
Oggi no. Oggi, sull'onda taumaturgica e salvifica dell’audience, la CNN, la stessa che ha creato lo slogan ‘War against terror’, come se questo desse il raggio di luce alle macerie delle Twin Towers, sente il bisogno di frenare, se mai sia ancora possibile, la discesa di una star.
La domanda è: per cosa? Forse per ribadire che il talento, oggi, è ormai appanaggio esclusivo delle telecamere? Che il personaggio si è appropriato anche della vita privata, come nello show familiar-mondano di Ozzy Osbourne? O forse perché la televisione, oltre ai consueti vuoti di memoria, comincia pure a soffrire di perversa nostalgia, e non tollera che si possa ancora voler morire a 25 anni, dopo che dal palco si è ricevuto di tutto?