In questi giorni di esaltazione mediatica per le imprese della nazionale di rugby, la giornata del 24 febbraio merita di essere ricordata anche per un altro fatto altrettanto storico: due rivali dell'Italia nel Torneo delle Sei Nazioni (Irlanda ed Inghilterra) si sono infatti affrontate in uno dei tantissimi match che da più di un secolo infiamma la rivalità tra i due paesi. Ma questa volta c'era qualcosa in più: si giocava a Croke Park.
La casa storica del rugby irlandese è sempre stata il Lansdowne Road, il mitico stadio dalla tribuna in legno che deve il suo nome alla fermata della metropolitana che passa proprio lì sotto. Ma quest'anno, a causa di lavori di ristrutturazione, il 15 del tifoglio è rimasto orfano della propria "tana" ed ha dovuto cercare ospitalità altrove. Le opzioni non erano poi molte ed allora il rubgy ha dovuto chiedere il permesso di disputare gli incontri casalinghi a Croke Park.
Una scelta che a molti può sembrare ovvia (una città, due stadi, uno è inagibile ed allora giochiamo nell'altro) per gli Irlandesi non era poi così scontata. Le ragioni di questo sono storia: il 21 novembre 1920, durante un'incontro di calcio gaelico tra Dublino e Tipperary, le truppe inglesi fecero irruzione a Croke Park e spararono sulla folla che, inerme, assisteva al match; fu una rappresaglia per vendicare l'omicidio di alcuni soldati inglesi per mano della banda di Michael Collins. I morti, quel giorno, furono 13 e, tra questi, anche il capitano del Tipperary Michael Hogan. Quella domenica venne da allora ricordata come Bloody Sunday (nulla a che vedere con la gionata, altrettanto tragica, cantata da Bono). Da quel momento gli Irlandesi dissero basta: mai più uno sport di origine inglese si sarebbe giocato su quel terreno; calcio, rugby e cricket furono messi al bando; mai più un Inglese avrebbe messo piede Croke Park.
E così fu, almeno fino a sabato scorso. Dopo una lunga e sofferta trattativa (più di un terzo dei membri della GAA, organismo fondato per mantenere la memoria degli sport storici irlandesi e proprietario dello stadio, ha votato contro) le porte del Croker si sono riaperte al rugby. Una cornice di pubblico meravigliosa ha accolto prima la Francia e poi, il 24 febbraio, l'Inghilterra per gli unici due incontri previsti per il 2007 a Croke Park.
La partita di sabato, sotto l'aspetto del gioco, non ha avuto storia: i fieri guerrieri irlandesi hanno surclassato i sudditi di Sua Maestà, campioni del mondo in carica, per 43 a 13, segnando 4 mete a 1; mai gli Inglesi erano stati battuti così pesantemente sul suolo d'Irlanda. I media e gli esperti del settore hanno subito evidenziato come il risultato fosse figlio della crisi del gioco inglese, della grande organizzazione tattica degli Irlandesi e dell'ottima prova dei singoli, ma chi era allo stadio sa che le cose non stanno così. Il risultato non è stato figlio della robustezza dal puck irlandese o della precisione a piede dell'apertura Ronan O'Gara; la vittoria, quella vittoria, l'ha attenuta Croke Park.
Chi pratica lo sport sa quanto sia sbagliato dare per acquisito un risultato prima della fine della competizione. Anche chi parte sfavorito, infatti, può a volte sovvertire il pronostico: le pagine più belle di ogni disciplina sono sempre state scritte ad quei protagonisti che, del tutto inaspettati alla vigilia, hanno donato agli appassionati una magia unica nel suo genere. Questa regola, sabato, ha avuto la sua eccezione. Chi ha visto la partita, chi conosce la storia, sa che mai l'Inghilterra avrebbe potuto vincere quel giorno su quel campo. Alla prima nota di God save the Queen, oltre ai 15 avversari, agli 80.000 spettatori ed ad una nazione intera divisa su tutto ma unita nel tifo, i giocatori inglesi si sono trovati ad affrontare un altro avversario apettava la propria rivincita da 87 anni. Nemmeno la migliore Inghilterra, nemmeno con la migliore condizione fisica, avrebbe potuto prevalere: nessun Inglese, quel giorno, poteva battere Croke Park.
Si giocheranno altre partite in quello stadio prima della fine dei lavori al Lansdowne Road; l'Irlanda ne vincerà alcune e, forse, ne perderà altre, magari proprio contro l'Inghilterra. Ma sabato non poteva esserci risultato diverso: solo una vittoria, la più ampia della storia, poteva placare la sete di vendetta di Croke Park.....
La casa storica del rugby irlandese è sempre stata il Lansdowne Road, il mitico stadio dalla tribuna in legno che deve il suo nome alla fermata della metropolitana che passa proprio lì sotto. Ma quest'anno, a causa di lavori di ristrutturazione, il 15 del tifoglio è rimasto orfano della propria "tana" ed ha dovuto cercare ospitalità altrove. Le opzioni non erano poi molte ed allora il rubgy ha dovuto chiedere il permesso di disputare gli incontri casalinghi a Croke Park.
Una scelta che a molti può sembrare ovvia (una città, due stadi, uno è inagibile ed allora giochiamo nell'altro) per gli Irlandesi non era poi così scontata. Le ragioni di questo sono storia: il 21 novembre 1920, durante un'incontro di calcio gaelico tra Dublino e Tipperary, le truppe inglesi fecero irruzione a Croke Park e spararono sulla folla che, inerme, assisteva al match; fu una rappresaglia per vendicare l'omicidio di alcuni soldati inglesi per mano della banda di Michael Collins. I morti, quel giorno, furono 13 e, tra questi, anche il capitano del Tipperary Michael Hogan. Quella domenica venne da allora ricordata come Bloody Sunday (nulla a che vedere con la gionata, altrettanto tragica, cantata da Bono). Da quel momento gli Irlandesi dissero basta: mai più uno sport di origine inglese si sarebbe giocato su quel terreno; calcio, rugby e cricket furono messi al bando; mai più un Inglese avrebbe messo piede Croke Park.
E così fu, almeno fino a sabato scorso. Dopo una lunga e sofferta trattativa (più di un terzo dei membri della GAA, organismo fondato per mantenere la memoria degli sport storici irlandesi e proprietario dello stadio, ha votato contro) le porte del Croker si sono riaperte al rugby. Una cornice di pubblico meravigliosa ha accolto prima la Francia e poi, il 24 febbraio, l'Inghilterra per gli unici due incontri previsti per il 2007 a Croke Park.
La partita di sabato, sotto l'aspetto del gioco, non ha avuto storia: i fieri guerrieri irlandesi hanno surclassato i sudditi di Sua Maestà, campioni del mondo in carica, per 43 a 13, segnando 4 mete a 1; mai gli Inglesi erano stati battuti così pesantemente sul suolo d'Irlanda. I media e gli esperti del settore hanno subito evidenziato come il risultato fosse figlio della crisi del gioco inglese, della grande organizzazione tattica degli Irlandesi e dell'ottima prova dei singoli, ma chi era allo stadio sa che le cose non stanno così. Il risultato non è stato figlio della robustezza dal puck irlandese o della precisione a piede dell'apertura Ronan O'Gara; la vittoria, quella vittoria, l'ha attenuta Croke Park.
Chi pratica lo sport sa quanto sia sbagliato dare per acquisito un risultato prima della fine della competizione. Anche chi parte sfavorito, infatti, può a volte sovvertire il pronostico: le pagine più belle di ogni disciplina sono sempre state scritte ad quei protagonisti che, del tutto inaspettati alla vigilia, hanno donato agli appassionati una magia unica nel suo genere. Questa regola, sabato, ha avuto la sua eccezione. Chi ha visto la partita, chi conosce la storia, sa che mai l'Inghilterra avrebbe potuto vincere quel giorno su quel campo. Alla prima nota di God save the Queen, oltre ai 15 avversari, agli 80.000 spettatori ed ad una nazione intera divisa su tutto ma unita nel tifo, i giocatori inglesi si sono trovati ad affrontare un altro avversario apettava la propria rivincita da 87 anni. Nemmeno la migliore Inghilterra, nemmeno con la migliore condizione fisica, avrebbe potuto prevalere: nessun Inglese, quel giorno, poteva battere Croke Park.
Si giocheranno altre partite in quello stadio prima della fine dei lavori al Lansdowne Road; l'Irlanda ne vincerà alcune e, forse, ne perderà altre, magari proprio contro l'Inghilterra. Ma sabato non poteva esserci risultato diverso: solo una vittoria, la più ampia della storia, poteva placare la sete di vendetta di Croke Park.....




