Questo post è contro i politici. I politici cui gli italiani – secondo le ultime cronache – si sarebbero disaffezionati. I politici dei salotti, dei festini, dei gossip e delle abitudini inconfessabili. I politici che, soprattutto, guardano in macchina durante le interviste.
Ecco. Questo è il vero squallore. Dover assistere, magari in piena pausa pranzo, all’ennesimo “panino” indigesto sciorinato dal telegiornale di turno. Quello dove ogni rappresentante del popolo viene interpellato sulla questione del giorno.
C’è un montaggio vertiginoso. I volti dei vari leader. Nei casi migliori, un riassunto pietoso di una voce fuori campo.
Nei casi peggiori, la presa diretta.
Il politico che risponde senza che gli vengano rivolte le domande, già implicite nel tema del servizio. E tuttavia non si rivolge all’interlocutore, come educazione vorrebbe, né a se stesso, come onestà consiglierebbe, ma direttamente allo spettatore. Malcapitato dinanzi allo show.
Guarda in macchina il politico, come ogni regista, salvo John Landis e gli amanti del metacinema, proibirebbe. Perché così il suo intervento diventa subito una propaganda, un non richiesto comizio, un’aggressione verbale senza destinatari che non ha ragioni, né storia, né contesto.
Il tutto dura un minuto, forse un paio. Ma basta appunto per commettere una violenza. La stessa che induce a raccogliere una scheda, andare in una cabina, uscire dalla cabina con una scheda in mano ed imbucarla. Senza nemmeno aver usato la matita.
Ecco. Questo è il vero squallore. Dover assistere, magari in piena pausa pranzo, all’ennesimo “panino” indigesto sciorinato dal telegiornale di turno. Quello dove ogni rappresentante del popolo viene interpellato sulla questione del giorno.
C’è un montaggio vertiginoso. I volti dei vari leader. Nei casi migliori, un riassunto pietoso di una voce fuori campo.
Nei casi peggiori, la presa diretta.
Il politico che risponde senza che gli vengano rivolte le domande, già implicite nel tema del servizio. E tuttavia non si rivolge all’interlocutore, come educazione vorrebbe, né a se stesso, come onestà consiglierebbe, ma direttamente allo spettatore. Malcapitato dinanzi allo show.
Guarda in macchina il politico, come ogni regista, salvo John Landis e gli amanti del metacinema, proibirebbe. Perché così il suo intervento diventa subito una propaganda, un non richiesto comizio, un’aggressione verbale senza destinatari che non ha ragioni, né storia, né contesto.
Il tutto dura un minuto, forse un paio. Ma basta appunto per commettere una violenza. La stessa che induce a raccogliere una scheda, andare in una cabina, uscire dalla cabina con una scheda in mano ed imbucarla. Senza nemmeno aver usato la matita.





