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giovedì, 05 aprile 2007
Eravamo con Gino Strada quando rifiutò i fondi provenienti dagli Stati che gli facevano piovere addosso le bombe, dandogli con una mano quello che gli toglievano con l’altra (ma anche, per tragica ironia, conferendo ad Emergency un motivo di sopravvivenza dopo averne indirettamente cagionato l’origine). Adesso però ci chiediamo a chi si rivolga quando minaccia lo smantellamento della sua Organizzazione, qualora non ne venga rilasciato il capo del personale, Rahmatullah Hanefi, coinvolto nelle trattative per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo e tuttora nelle mani dei servizi segreti afghani. Parla con Karzai? O con il mondo intero? Perché la decisione di non curare, per un medico, dovrebbe dipendere esclusivamente da una scelta terapeutica, non dall’assenza di una persona, per quanto fondamentale, all’interno della sua struttura ospedaliera.
Ma ecco, questo è il punto: Gino Strada parla da medico, o da politico? Gl’interessa stare in Afghanistan o curare i malati? Perché i due aspetti, ancorchè correlati, restano distinti. E se come medico ha tutto il diritto di riavere indietro il suo più importante collaboratore, ha tuttavia anche l’obbligo di continuare nella sua missione. Altrimenti, può fare il politico. Ma senza bisturi in mano.
postato da: larrywise77 alle ore 11:38 | Link | commenti
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categoria:attualitÃ