Sono tornati i Take That e subito Robbie Williams è andato a disintossicarsi. Non c’è spazio per entrambi, in questo mondo che ha perduto le boy band (forse il declino è iniziato con gli Hanson) ma ha guadagnato in consapevolezza. Non c’è più tempo per i video a base di finta pioggia e camicie fradice, e gli addominali ormai li hanno scolpiti tutti, salvo quelli che devono recitare la parte dei secchioni per farsi la pupa. That’s showbiz, d’accordo, ma adesso è il momento della reunion, back for good, con qualche ruga in più e molti orpelli in meno. Buoni per chi era adolescente e adesso, non ancora adulto, è già disoccupato. Per chi ha nostalgia della genuina superficialità dei nineties. Per chi, insomma, non s’aspetta più nulla. In tutto questo, Robbie Williams è palesemente di troppo: la demonizzazione l’ha già compiuta, la passione già recitata, gli scheletri già svelati. Come undone. Ma a volte, ritornano.





