chi sono
Blogger: larrywise77
Nome: larrywise77
qualcuno che scrive
commenti recenti
archivio
categorie
links
partecipano
foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
martedì, 31 luglio 2007
Se n'è andato anche Antonioni. Immaginiamo un certo silenzio, da qualche parte.
postato da: larrywise77 alle ore 14:11 | Link | commenti (1)
categoria:cinema
lunedì, 30 luglio 2007
Preghiamo il cielo perché s’annuvoli, il teatro perché s’oscuri, la morte perché torni a ballare coi suoi figli. Perché questa è la verità di un nome, e la verità di un cinema.
postato da: larrywise77 alle ore 21:15 | Link | commenti (2)
categoria:cinema
domenica, 29 luglio 2007
Abbiamo letto da qualche parte che per la testa di Mediaset starebbe passando l’insana idea di riproporre “Il pranzo è servito”, quiz cult degli anni Ottanta presentato da Corrado, affidandone la conduzione a Gerry Scotti.
Non siamo preoccupati per il format, che ha resistito perfino a Davide Mengacci, quanto per il fatto che la televisione si ostina a cercare eredi, invece di creare dei futuri show-men.
Perché, parliamoci chiaro, successori di Corrado non ne esistono. Ci ha provato Lippi, finendo per affogare nelle caciare domenicali, ci ha provato Bonolis, travolto dall’ego del nozionismo facile, ci avrebbe provato l’omonimo Tedeschi, se avesse avuto abbastanza verve per farlo. Invece niente. Hanno vinto i barbari da stadio, che rimpinguano con le urla la mancanza di cultura, tempi, ironia.
Fatale che nell’attuale panorama Gerry Scotti troneggi, benchè ne sia fin troppo consapevole. Fatale che, se si doveva proprio rifare la Corrida, la dessero in mano a lui, benchè non avvezzo allo smoking e alle espressioni geniali del suo predecessore. Ma ecco, non sembra proprio il caso di regalargli anche “Il pranzo è servito”, lo stesso gioco dove un concorrente era capace di pescare per cinque volte di fila il primo, restando a bocca asciutta, se non proprio a “dieta”, per il resto. Gli spaghetti che impietosamente comparivano a ripetizione sul piatto, accompagnati dal celeberrimo jingle, erano perfetti per Corrado.
Oggi, ormai, sarebbero Scotti.
postato da: larrywise77 alle ore 22:52 | Link | commenti
categoria:televisione
giovedì, 19 luglio 2007
Non sappiamo se Carlo Verdone sia più figlio adottivo di Sergio Leone o di Alberto Sordi. Di certo Silvio Muccino non è nipote di nessuno dei due.
postato da: larrywise77 alle ore 23:04 | Link | commenti (2)
categoria:cinema
domenica, 15 luglio 2007
Lo facciamo con ingiustificabile ritardo, ma vogliamo riconoscere al nostro regista numero uno, Quentin Sorrentino (la battuta è in prestito), che solo un genio potrebbe trasformare un pizzaiolo di Ravenna, e relativo fratello, in sicari cinematografici. Dedicando loro perfino una scena, nella quale fanno volteggiare l'impasto, come e più che nella vita reale.
Si è autori perchè si hanno delle idee, dopotutto.
postato da: larrywise77 alle ore 11:47 | Link | commenti
categoria:cinema
domenica, 15 luglio 2007
Non amiamo affatto Luca Casarini, ma dobbiamo ammettere che la sua battuta sui cosiddetti rappresentanti del popolo, in un recente dibattito televisivo, è ottima: "questi politici", ha più o meno affermato il no-global par excellence, "che vanno alle elezioni come se stessero cercando un lavoro...".
Ecco. Parlamento fa rima con collocamento. E pur sempre di liste si tratta.
postato da: larrywise77 alle ore 11:41 | Link | commenti
categoria:attualità
venerdì, 13 luglio 2007

Sempre più sono i server che vengono oscurati per impedire agli utenti di Internet di scaricare materiale pirata dalla rete; la lotta per salvaguardare il diritto d'autore (in realtà si tratta solo di molti soldi che dovrebbero entrare nelle già ricche tasche delle case di produzione/distribuzione) si fa sempre più dura......

Mi sento allora in vena di dire una cosa: potete provarci fin che volete, MA NON CI FERMERETE!

postato da: momo8man alle ore 13:03 | Link | commenti
categoria:attualità
martedì, 10 luglio 2007
È un momento particolare. Ha avuto un’annata particolare. Una situazione particolare.
Vi sta morendo un parente? V'è capitato un rovescio finanziario? Avete smesso di credere, ammesso che lo si possa fare ancora?
State tranquilli. Non c’è nulla di tragico, né di commovente o straziante. E nemmeno di difficile, duro o terribile.
Ora è tutto particolare.
Come se il generale fosse acqua fresca.
postato da: larrywise77 alle ore 15:18 | Link | commenti (1)
categoria:malumori
martedì, 10 luglio 2007
Better days, di Bruce Springsteen, va ascoltata piangendo. Non per quel che dice, nè per la musica, nè per la voce che sgrana gli ultimi sassi dalla rupe, fino a farne una valanga.
Non è nemmeno per la gioia o la tristezza.
E'per piangere e basta.
postato da: larrywise77 alle ore 15:07 | Link | commenti
categoria:musica
venerdì, 06 luglio 2007

Seguiamo il wrestling da quando si chiamava catch, i lottatori erano grassi e indossavano antiestetici mutandoni neri. Da quando lo commentava, con la consueta ironia, Toni Fusaro, e Andrè the Giant duellava con Hulk Hogan e Antonio Inoki per diventare il campione del mondo.
Le immagini provenivano da un Giappone opaco ed enigmatico, non molto simile a quello a tinte forti dei cartoni coevi dell’Uomo Tigre, versione per bambini dell’idolo Tiger Mask. Le lottatrici, allora, non erano sempre avvenenti e si limitavano ai costumi interi, Dan Peterson faceva l’allenatore di basket, e il delirio americano della WWF, che oggi si chiama WWE per grane coi panda, era ancora un orizzonte.

Oggi, dopo vent’anni, le cose sono drasticamente cambiate. Il wrestling è diventato uno dei principali entertainment d’inizio millennio, campeggia su televisioni, riviste e giornali. I lottatori sono tutti (o quasi) belli, ricchi e famosi. Molti fanno uso di droghe, e a volte ne muoiono.
In questi giorni si parla a profusione di Chris Benoit, il wrestler della WWE che tagliava simbolicamente la gola agli avversari, che in un weekend di paranoia lucida, scandita da anodini messaggi al cellulare, ha strangolato la moglie, soffocato il figlio e impiccato se stesso, rompendo colli come e peggio di una delle sue mosse terminali.

Eppure uno degli spot più in voga della sua Lega aveva avvertito: “Don’t try this at home”. Non provateci a casa. Perché per cadere, strozzare, distruggersi, ci vuole una preparazione particolare, che gli spettatori medi, bambini ma non solo, di solito non hanno.
Benoit non ha rispettato il monito, benchè proprio lui fosse tra i lottatori infortunati della pubblicità, i fuoriprogramma ripresi in bianco e nero per rendere il tutto più vero, quasi che i colori fossero di per sè indice di finzione.

Lo ha fatto perché, dicono molti per rassicurarsi, era in preda a ‘roid rage’, rabbia da steroidi, da sostanze iniettate a forza nelle viscere dei lottatori per renderli più gonfi e potenti, magari folli.
Forse è vero, forse no. Resta il fatto che l’episodio, sinistro perfino nella sua cronaca anticipata su Wikipedia, prima che si scoprissero i corpi, è un formidabile pretesto per riprendere le solite litanie accusatorie sullo spettacolo drogato, il business senza scrupoli, la confusione tra palco e realtà, che tanto piacciono alla carta stampata (la stessa, tra l’altro, che fino a qualche giorno prima dedicava copertine, paginate e inserti al ‘fenomeno wrestling’).

È tempo perso, e teatro stucchevole. Vince McMahon, che ha reso il passatempo degli americani molto più atletico e violento nel volgere di una decade, continuerà a guadagnare milioni, e i suoi attori a drogarsi, per risultare sempre più straordinari agli occhi del pubblico.
Qualcuno forse non tornerà, come Benoit, e prima di lui Eddie Guerrero, Kurt Hennig, Rick Rude e altre decine. Rischio professionale, in fondo.

Ma un appunto, ci viene in mente. Se fino agli anni Ottanta-Novanta, per divertirci, bastavano Mean Jim Okerlund, Hulk Hogan, Macho Man e pochi altri, oggi sembra non si possa più fare a meno di lottatrici su Playboy, incontri sanguinolenti, atletismi al limite dell’umana incoscienza.
Inutile parlare di problemi educativi. Il wrestling non lo è mai stato, non meno dei cartoni animati. Piuttosto, colpisce questa noia, questa smania di sorprendersi perfino nell’esecrazione di una morte che, per quanto truce, non è che l’usuale retroscena dei popcorn e dei fuochi d’artificio.
Ma parlarne, parlarne il più possibile, crea la notizia e gonfia i dossier. Come se, anziché della fine di Benoit, si stesse discutendo delle occhiaie di Undertaker.

postato da: larrywise77 alle ore 15:23 | Link | commenti (1)
categoria:attualitÃ