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lunedì, 23 aprile 2007
Domenica, tardo pomeriggio. Nell’indolenza del mezzo sole, alcune auto s’accodano a un semaforo. Da un angolo sbuca un motorino. A bordo, due ragazzi con la maglia dell’Inter. Uno di loro regge una bandiera nerazzurra. Imboccano la via e spariscono, senza far rumore. Le auto ripartono.
postato da: larrywise77 alle ore 00:08 | Link | commenti (1)
categoria:calcio
martedì, 17 aprile 2007
Maradona non è morto. È una notizia, è sempre una notizia, da quando s’è ritirato da calciatore, da più-grande-calciatore-della-storia, per diventare il pupazzo voodoo dell’irrequietudine giornalistica.
Maradona in overdose, Maradona in carcere, Maradona riabilitato che spara ai fotografi, Maradona biondo, grasso, magro, con mille figli e nessuna moglie, Maradona tornato a Napoli e incoronato, Maradona la notte del “dieci” ed esule cubano, Maradona allo stadio, pazzo, ubriaco. Maradona genio che dà ai giocatori del Real dei cani randagi. Che si crede Dio e qualche volta lo è stato.
Insomma guardate come si è ridotto Maradona. Guardate quanto ha venduto la sua collana di dvd. E poi al cinema, Risi, Kusturica. E sui muri, tante foto. Tante candele per terra, quando si deve vegliare.
Tutti tifosi, forse nostalgici, forse semplicemente disperati, più disperati di lui, perché ogni volta confidano in un cambiamento, un nuovo Maradona peggio o meglio, come il peso sulla bilancia, o l’oroscopo della settimana.
E giù con la spazzatura. Amici carogne, medici licenziati, corte dei miracoli che muta solo i nomi, mai le facce. Tutti a sospirare, bestemmiare, sognare.
Maradona non è più il pibe de oro. La fama sui campi è stato solo il pretesto. Ora è un’icona, da sfruttare e rimpiangere. Un antistress per quei giornali senza niente da dire, ma pieni di prime pagine.
In fondo un modo per informarsi, senza tregua.
postato da: larrywise77 alle ore 19:20 | Link | commenti
categoria:attualitĂ 
martedì, 17 aprile 2007
È possibile che in un campus universitario, lo stesso luogo dei prati, degli studenti e dei viali alberati, si spari. È possibile che le vetrate di uno dei suoi padiglioni, su cui sbatte ancora la luce del sole, v’assistano. È possibile morire giovani, senza un sussulto. Solo trafitti.
Il massacro (non) visto ieri a Virginia Tech è un altro orrore inenarrabile, un altro, estremo, paradosso. Come già, in tempi recenti, al teatro di Mosca o alla scuola di Beslan. E a dispetto della diversa matrice.
Perché non si può raccontare la morte se intorno lo scenario non muta. Non si può immaginarla, renderla drammatica, se tutto ciò che v’allude sono solo le corse furtive di qualche poliziotto, gli appostamenti, un gesto isolato.
Né può descriverla una ripresa convulsa, magari effettuata con un telefonino, come quella realizzata dallo studente palestinese che ha tentato di documentare la strage.
Sono piuttosto quei colpi di pistola (“non sono quelli della polizia”), la persistente immobilità dell’edificio, magari un bagliore di luce a suggerirla. Cioè, a nasconderla.
Giacché la morte, in effetti, non si può raccontare. Non solo, banalmente, per chi muore, ma anche e soprattutto per chi v’assiste, irrimediabilmente esterno ed estraneo. Rimasto solo, dopo, al cospetto d’un cadavere.
Così, forse, l’unica morte davvero visibile è quella che non si vede, quella che stride, che oltraggia, senza svelarsi. E a nulla varrebbe poter disporre di qualche filmato dall’interno dell’istituto, come accadde a Beslan. Perché quello non è lo stesso luogo, ma solo la coincidenza storica e geografica dell’evento cui s’assiste sempre, necessariamente, da fuori. Esclusi e, tuttavia, coinvolti.
Quest’orrore senza nome ha lasciato, come sempre, dei cascami. Forse solo degli indizi di qualcos’altro, come il passato con le fotografie: barelle, volti esangui, corpi insanguinati da capo a piedi. E tanti poliziotti, tanti agenti in tuta. Appartenenti alle forze speciali, perché qualcosa di speciale, stavolta, è accaduto di sicuro.
Ma adesso, non sforziamoci di dire. Non cerchiamo di dare a tutto questo la patina del documento o del racconto (come pure, egregiamente, ha fatto Gus Van Sant nel magistrale “Elephant”). E non parliamo più di tanto di chi, materialmente, vi ha dato causa. Ché a quest’angelo folle, che come altri prima di lui è stato un tempo amante, o figlio, o fratello, compete solo l’anagrafe e il movente. Il resto sono anime rubate, con l’effrazione.
postato da: larrywise77 alle ore 09:47 | Link | commenti (2)
categoria:attualitĂ 
giovedì, 05 aprile 2007
Eravamo con Gino Strada quando rifiutò i fondi provenienti dagli Stati che gli facevano piovere addosso le bombe, dandogli con una mano quello che gli toglievano con l’altra (ma anche, per tragica ironia, conferendo ad Emergency un motivo di sopravvivenza dopo averne indirettamente cagionato l’origine). Adesso però ci chiediamo a chi si rivolga quando minaccia lo smantellamento della sua Organizzazione, qualora non ne venga rilasciato il capo del personale, Rahmatullah Hanefi, coinvolto nelle trattative per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo e tuttora nelle mani dei servizi segreti afghani. Parla con Karzai? O con il mondo intero? Perché la decisione di non curare, per un medico, dovrebbe dipendere esclusivamente da una scelta terapeutica, non dall’assenza di una persona, per quanto fondamentale, all’interno della sua struttura ospedaliera.
Ma ecco, questo è il punto: Gino Strada parla da medico, o da politico? Gl’interessa stare in Afghanistan o curare i malati? Perché i due aspetti, ancorchè correlati, restano distinti. E se come medico ha tutto il diritto di riavere indietro il suo più importante collaboratore, ha tuttavia anche l’obbligo di continuare nella sua missione. Altrimenti, può fare il politico. Ma senza bisturi in mano.
postato da: larrywise77 alle ore 11:38 | Link | commenti
categoria:attualitĂ 
mercoledì, 04 aprile 2007
Siamo contenti che l'Iran abbia liberato i marinai britannici ma c'inquieta un po' la foto del loro saluto all'unisono al momento del rilascio.
postato da: larrywise77 alle ore 19:48 | Link | commenti (2)
categoria:attualitĂ 
martedì, 03 aprile 2007
Basta con Nonno Libero. Basta con la patina buonista del baffo ingrigito. Basta con una parola è troppa e due sono poche. Basta con i medici in famiglia, le Cettine, i nipotini, i vicini di casa che non ci si può mai incazzare come si deve. Basta con gli antagonisti che leggono solo il Giornale. Basta con la fiction all’italiana che ha sostituito la commedia all’italiana. Basta con le celebrazioni a colpi di Stracult dei film degli anni settanta, che nessuna emittente nazionale ha il coraggio di trasmettere in prima serata. Basta coi Timperi, gli Antonio e Marcello che ne è rimasto solo uno, le soubrette sdoganate dai calendari trasformate in massaie. Basta con gli ammiccamenti, il pubblico ignorante, gli assistenti di studio. Basta coi Guardì, i Bagaglini, le imitazioni dall’accento romano, i parlamentari ospiti. Basta con i complimenti per la trasmissione. E basta, ancora, coi Bonolis, il senso della vita di chi non ha ancora capito il senso della televisione, perché se l’avesse capito starebbe ancora a farsi umiliare dai pupazzi come nella nostra irripetibile infanzia. Basta con gli Ezi Greggi, gli Antoni Ricci, i Gabibbi, le truffe smascherate da chi fa spettacolo con le risate finte. Basta con le Iene, i Lucignoli, i reportage sempre più sordidi della cosiddetta tv-verità, che l’ultima l’ha fatta Guido Bagatta coi filmati degli incidenti. Basta coi programmi politici dove si fa politica, gli speciali dove si fa ghigliottina, i telegiornali dove si fa pornografia. Basta con questo schifo. Aridatece Lino Banfi.
postato da: larrywise77 alle ore 23:34 | Link | commenti
categoria:malumori
martedì, 03 aprile 2007
Prima il rospo che rutta fuoco. Poi la Marcuzzi stitica. Per fortuna, almeno lo scoiattolo s’è liberato.
postato da: larrywise77 alle ore 23:01 | Link | commenti
categoria:televisione