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mercoledì, 28 marzo 2007
Una nostra collega heavy-metal ci ha recentemente segnalato un’intervista rilasciata da Lory Del Santo a Grazia, a proposito del cosiddetto fenomeno “Vallettopoli”. C’è una frase della soubrette, in particolare, che ci ha colpito: “Ognuno utilizza la propria vita e il proprio corpo come può e come vuole. Ma usare la propria libertà per ricattare gli altri è un delitto».

Non serve parafrasare. Il riferimento è ai presunti scoop estorsivi by Corona’s e co. (prassi abituale delle agenzie fotografiche secondo l’autore, ndt) ai danni dei personaggi più o meno famosi che popolano lo showbiz, nonché, più velatamente, alla pratica etichettata come “sesso in cambio di carriera”. Sulla quale la Del Santo, oltre alla valutazione, dà anche preziosi consigli: “E' indispensabile perché la lotta per la conquista dell'uomo ricco è spietata. Per non parlare della battaglia per avere visibilità nello showbiz. La concorrenza è altissima. Vince chi è più spregiudicata. Un prezzo va pur pagato. Vuoi soldi, visibilità, garanzie per il futuro? Non puoi permetterti di fare la schizzinosa. Gli uomini ricchi, gli uomini potenti, non sono mica tutti principi azzurri. E' un lavoro duro”.

Ora, non c’interessa fare la solita, ritrita polemica sulla giustizia o no di un sistema simile. Dopotutto, nessuno obbliga nessuno ad apparire in televisione, e sarebbe sciocco – soprattutto al giorno d’oggi – pretendere l’applicazione del cosiddetto criterio “meritocratico” (meriti per cosa, poi? L’unico parametro è l’audience) per sculettare davanti a Ezio Greggio o ridere, senza capire una parola, alle battute di Teo Mammuccari. Del resto, oggi, programmi come “Canzonissima” o “Rischiatutto” farebbero successo solo quali reperti storici. Riserve indiane come quella sfruttata in modo abilissimo da Fiorello, che uscito dalla porta di servizio della tv, c’è rientrato da quella principale, scassinandola attraverso la radio.

Quindi, non parteciperemo alla solita tarantella dei giornali che fingono di scandalizzarsi, dei politici che fingono di smentire, delle showgirl che fingono di abbracciare qualcuno per poi dichiarare che, appunto, hanno fatto finta, anche se… E’ un gioco da sottane lunghe, per chi è fermo alla mentalità degli anni Sessanta (o per chi, all’opposto, si compiace di denigrarla, ancora più frustrato) i quali, peraltro, erano televisivamente avanti anni-luce rispetto alla corrente età dell’orrido.

Ci preme invece sottolineare, nell’occasione, come Lory Del Santo, fotografando l’ambiente spettacolar-mondano, abbia posto l’accento su un'antitesi fondamentale per comprendere l’attuale scala di valori. Ovvero quella tra il corpo e la libertà.
Che infatti il corpo rappresenti una merce di scambio, non è esattamente una novità. Ma che perfino la vita, e in definitiva tutto quel che attiene alla sfera biologica, sia disponibile, a differenza della propria libertà, che è inviolabile, suona piuttosto paradossale.

Perché, cos’è una libertà senza vita né corpo? Come si fa a godere – nel vero senso del termine – di qualcosa se non attraverso questi due elementi? E il discorso non cambia riferendolo, in maniera più triviale, all’equivalenza tra libertà e potere o libertà e ricchezza. Qui non si tratta infatti nemmeno di distinguere, secondo il dualismo tradizionale, fra mente e corpo o sostanza e apparenza, chè di certo la libertà di cui parla Lory Del Santo non è quella (ammesso che esista) intellettuale, ma qualcosa di molto più ampio, in ogni caso esterno alla sfera corporea.

E che del resto, oggi, la libertà fuoriesca dal corpo è procedimento ben visibile nei cosiddetti reality-show: non tanto il “Grande fratello”, quanto più che altro “Saranno famosi”, dove la lotta per conquistare la fama è già di per sé mezzo di fama, essendo ripresi i provini degli aspiranti artisti. In questo modo il corpo è, da un lato, ciò che consente di raggiungere la notorietà, dall’altro la notorietà stessa (in senso pornografico). In tale meccanismo, la libertà non esiste (a parte forse quella del regista). Non già nel senso che chi usa il corpo non sia libero di farlo, ma nel senso che chi è libero non ha a che fare – meglio: non può avere a che fare, secondo questa morale – col corpo, soprattutto quello altrui.
postato da: larrywise77 alle ore 17:24 | Link | commenti (1)
categoria:televisione
mercoledì, 28 marzo 2007

Tutti noi, nel nostro piccolo, abbiamo a che fare con la scaramanzia; alzi la mano, infatti, chi nella vita non abbia mai fatto (o non fatto) qualcosa che fosse giustificato non da precisa razionalità ma solo dalla speranza di esorcizzare la mala sorte. Come tutti i comportamenti dell'uomo, vi sono degli esempi che sfociano nel ridicolo.... se poi gli autori di tali bizzarri comportamenti sono personaggi famosi, allora l'umano istinto gossipparo fa sì che una privata debolezza diventi subito di pubblico dominio. Chi non si ricorda, infatti, dei rituali magici di Maradona che non metteva piede in campo se non aveva prima baciato la pelata del massaggiatore Carmando? O ancora, come non menzionare i famosissimi pettinini-giocattolo che le figlie di Schumacher avevano regalato al papà e che venivano prontamente sfoderati in occasione dei Gran Premi più importanti. Alcuni esempi, però, oltre che la curiosità popolare, ci spingono un po' più in là......

Di recente Felipe Massa ha dichiarato a tutta la stampa sportiva il segreto che lo ha reso uno dei più accreditati pretendenti al titolo mondiale 2007. Chi si aspettava notizie riservatissime sui segreti che si celano nelle officine di Maranello sarà rimasto profondamente deluso: il buon Felipe ha infatti dichiarato che dal venerdì, se le prove vanno bene, per ingraziarsi la sorte non cambia più le MUTANDE per tutto il week end!!! (Qui una pausa-effetto si impone....). E' risaputo come, durante una corsa automobilistica, i piloti siano soggetti ad un massiccia sudorazione; basta vederli nelle interviste del dopo gara (o dopo qualifica) per rendersi conto di come, tra tensione e tuta ignifuga, le famose sette camicie vengano letteralmente bruciate. Pensate quindi quale possa essere lo stato della mutande di Felipe la domenica sera di un week end di gara, chiuso magari con la vittoria.... (altra pausa-effetto). A Melbourne, due domeniche fa, a Massa si è rotto il cambio durante le prove del sabato: forse, nel box Ferrari qualcuno non era poi troppo dispiaciuto.....

Altro fenomeno scaramantico che merita menzione è Michael Jordan, leggenda vivente del basket che tra il 1984 ed 2003 ha incantato i fans di tutto il mondo. Anche l'immenso Air, però, aveva il suo segreto: si narra, infatti, che non scendesse mai in campo senza indossare, sotto la divisa ufficiale, i suoi PANTALONCINI della North Carolina, università in cui ha militato. Fin qui, nulla di male..... il problema potrebbe invece sorgere analizzando alcuni dati numerici. In quasi venti anni di carriera il buon M.J. ha giocato, statistiche ufficiali alla mano, la bellezza di 1072 partite nella sola NBA; a questi vanno aggiunte due partecipazioni alle Olimpiadi, più svariate partite amichevoli e di esibizione; tutte indossando i pantaloncini della North Carolina! Dando per scontato che Michael lavasse i suoi panni dopo gli incontri (a meno che non seguisse la stessa "confessione" di Massa, ma su questo non vi sono fonti ufficiali), non pare ardito chiedersi di che materiale fossero fatti quei famosissimi pantaloncini. Anche ammesso che North Carolina avesse dotato i suoi giocatori di 4 o 5 cambi per le partite, siamo sempre alle prese con numeri considerevoli (io personalmente, nel mio piccolo, dopo una decina di volte che lavo una maglietta, la vedo già segnata dall'usura del tempo). Delle due, l'una: o M.J. ci nasconde qualcosa, oppure gli scienziati americani già da 25 anni hanno inventato dei tessuti indistruttibili che vengono forniti alle università per vestire gli atleti......

Infine, non si poteva chiudere il discorso senza ricordare un celebre esempio italico di rito anti-iattura: il mitico Albertone Tomba. Gli annali ricordano, infatti, come Alberto fosse solito FARSI LA BARBA tra la prima e la seconda manche di ogni gara: era questo il prezioso segreto che lo ha reso lo scitore più vincente della storia, secondo solo al leggendario Ingmar Stenmark. Tra le due frazioni di gara, gli atleti usano rilassarsi, andare ad ispezionare il tracciato, parlare con gli ski-men per cercare la migliore sciolina; Alberto, invece, rasoio e schiuma alla mano, andava in bagno e tagliava tutto! Le gare, di solito, si vincono per una manciata di millesimi: nel caso di Tomba, dove i materiali non potevano, arrivava la lametta! I maligni sostenevano che Albertone, famoso per le nottate in discoteca, si svegliasse sempre all'ultimo e non avesse quindi tempo per curare la propria immagine nel pre-gara, salvo poi rimediare tra le due manches. Qualunque fosse la ragione, una cosa è però incontestabile: a fine gara, vittorioso o sconfitto, Tomba la Bomba era sempre sbarbato come un ragazzino e pronto a farsi fotografare.....


Ogni uomo ha la sua scaramanzia; un qualunuqe gesto, anche il più incredibile e bizzarro, può avere un preciso significato..... ma ne siamo veramente sicuri? Nell'incertezza, meglio toccare ferro!

postato da: momo8man alle ore 16:28 | Link | commenti
categoria:sport
mercoledì, 21 marzo 2007
Non possiamo fare a meno di chiederci perché Daniele Mastrogiacomo, nella foto scattata subito dopo la liberazione, indossasse un turbante. Né possiamo fare a meno di chiederci perché, nella stessa foto, Gino Strada lo reggesse per il braccio con l'espressione dei nonni che posano vicino al nipotino appena nato. Ancora, non possiamo fare a meno di chiederci perché siano serviti cinque capi talebani per liberarlo, più uno promesso. Perché l’interprete sequestrato con lui sia sparito senza lasciare traccia. Perché, fra l'altro, il mediatore di Emergency (decisivo per la trattativa) sia stato arrestato dai servizi segreti afghani. Perché Karzai abbia detto che questa è stata l’ultima volta che si paga un riscatto così alto per un prigioniero. Perché l’America abbia acconsentito senza riserve.

L'unica cosa che ci rassicura è che Bruno Vespa ha festeggiato.
postato da: larrywise77 alle ore 18:37 | Link | commenti
categoria:attualità
mercoledì, 21 marzo 2007
E' verissimo: sono un amante dello sport, forse un romantico che insegue un'utopia, ma cosa ci posso fare? Del resto, guardandomi intorno, non vedo spesso situazioni che mi spingano ad un ripensamento.....

Di recente sono "inciampato" in un blog in cui venivano tessute le lodi del rugby, definito sport rivelazione dell'anno. Tra le righe, l'autore del post esaltava la lealtà e la sportività del mondo della palla ovale rispetto a quello del calcio, definito ormai irrimediabilmente malato; nello specifico, si faceva anche menzione a quanto avvenuto un paio di settimane fa a Palermo tra i due allenatori Guidolin e Prandelli.

Devo dire che, lì per lì, la cosa non mi aveva colpito più di tanto; è vero, avevo visto le immagini e sentito i commenti del dopo-gara, ma avevo archiviato la cosa come l'ennesimo delirio calcistico della domenica. Invece adesso, riordinando le idee, devo ammettere che più di una cosa "mi resta un po' stretta". Ricostruiamo i fatti per chi non li conoscesse: pare che la Fiorentina (che con il Palermo si gioca i piazzamenti nobili della classifica) abbia segnato il gol del vantaggio rubando il pallone ad un giocatore che, in seguito ad infortunio muscolare, non era stato in grado di controllarlo a dovere. La reazione della panchina rosanero è stata veemente; su tutti si è "distinto" l'allenatore Guidolin che, scagliandosi contro il suo collega fiorentino, ha manifestato tutto il suo disappunto per quanto accaduto. Morale della favola: la partita è finita 1 a 1 e Guidolin, per il disturbo, è stato squalificato per 3 giornate.

La sera, poi, alla televisione è montato lo scandalo: pare che Guidolin abbia avuto l'ardire di chiedere a Prandelli che la Fiorentina, che pare non si fosse accorta dell'infortunio occorso al giocatore palermitano, lasciasse pareggiare la sua squadra in modo da risarcire quanto ingiustamente ricevuto. Scandaloso! Che richiesta assurda! Mai come in questo caso gli opinionisti delle varie trasmissioni hanno fatto fronte comune: cosa si sogna di chiedere questo folle? Qualcuno, fuori dal coro, ricorda che esiste un precedente: in Inghilterra, qualche anno fa, restituendo il pallone messo fuori dagli avversari per consentire l'ingresso in campo dei soccorritori, un giocatore aveva involontariamente segnato (complice anche una non autorizzata "andata al bar" del portiere). A quel punto l'allenatore era sceso in campo ed aveva imposto ai suoi giocatori di lasciar pareggiare gli avversari. Dell'episodio vengono anche reperite le imagini che, tra le risate generali del pubblico in studio, vengono bollate come tristi, poco edificanti e diseducative. In ultima, per non farsi mancare nulla, interviene un ex ispettore dell'Ufficio Indagini della Federcalcio che ricorda come, se la Fiorentina avesse acconsentito alle richieste avenzate da Guidolin, tutti i giocatori coinvolti si sarebbero resi responsabili di frode sportiva e sarebbero quindi stati puniti con non meno di tre anni di squalifica.

Qualcosa non mi quadra; già, devo essere stato distratto e, per questo, devo aver equivocato. Eppure mi sembra che non ci sia tanto spazio per un misunderstanding...... Vediamo di fare chiarezza: c'è uno sportivo, uno che dello sport ha fatto la sua vita, che assiste ad un evento che, a suo dire, non rispecchia quei valori che oltre un secolo fa il Barone de Coubertin ha cercato di diffondere. Lui non accusa nessuno di aver cercato di fregarlo; si limita a dire "ehi, avete aprofittato di una situazione favorevole.... lealtà vorrebbe che restituiate quanto ottenuto senza merito.....". Per questo viene messo alla berlina. No, non ho capito male: qualcosa nel meccanismo si è proprio inceppato! Come è possibile che un soggetto, un attore protagonista di un mondo che dovrebbe essere innanzitutto allegria e divertimento, porga la mano offrendo lealtà e riceva in campio un rifiuto? Come si può pretendere di cambiare un sistema che tutti dicono malato, se il sistema stesso rifiuta così drasticamente la medicina? In questo mare di polemiche e sporcizia, dove gli scandali hanno ormai cadenza quotidiana, arriva inaspettato un raggio di luce, un segnale che dovrebbe ricordare a tutti che la furbizia non premia, che non vi è onore in una vittoria ottenuta senza merito, e cosa succede invece? Si ride, e con gli occhi ancora annebbiati dalle lacrime ci si affretta a coprire di fango un gesto che dovrebbe essere solamente esaltato. No, il giocattolo si è proprio rotto.........

L'ho detto dall'inizio: sono un romantico che insegue un'utopia, ma sembra che, in fondo, non sia proprio da solo. Grazie signor Guidolin per averci provato; oggi, mentre molti le ridono in faccia, per quanto possa contare poco, lei si è guadagnato il mio rispetto.

postato da: momo8man alle ore 16:15 | Link | commenti
categoria:calcio
venerdì, 16 marzo 2007
Accecati dall’ira per Maurizio Costanzo e la sua corte vieppiù rinnovantesi, scossi dalla metamorfosi mediatica che dal lettuccio dopo Carosello c’ha risvegliato con gli occhi di bue ingollati in diretta dai Non-Mai Famosi, senza nemmeno passare per gli stacchetti di Bracardi, non abbiamo neanche fatto caso al divertente teatrino di questi giorni, infarciti di politici e/o fotografi e/o vallette e/o compensi e/o barche e/o vacanze e/o vip e/o esclusive e/o novelle 2000 e/o dichiarazioni su quanto si sia passato il segno, anzi il logo: chi accusa chi, nel gioco un po’sdato che orchestra il pm Henry – sospiro – John – sospiro – Woodcock, nome da personaggio di Agatha Christie, che già tentò d’incastrare Vittorio Emanuele per storiacce analoghe al telefono, e adesso ha dato il la all’ennesima sarabanda, ché oramai non si può più fare a meno d’interrogare, trascrivere, stampare. Commenti a caldo richiesti.

Tutti rilasciano, precisano, correggono. E quel brutto affare del portavoce a transessuali? Tutto smentito, fandonie per eccitare Corona, sempre a caccia di scoop, nemmeno s’accontentasse di Nina Moric. E perfino Schicchi. E Gilardino. E Flavia Vento.

Vabè. Ma in tutto questo? Chi è il grande accusato? Chi è il demiurgo, il mastermind, l’uomo che ha cambiato il jet-set, il lifestyle, il trend, che ha forgiato i fashion victim? L’uomo che ha fatto impallidire Boncompagni, che al confronto le sue erano ninfette da salotto, pure con Saturno contro, colui che ha originato il fenomeno Costantino, Costantino e Alessandra, vero amore oppure, troni, microfoni, reality, occhiali scuri, un filo di barba, addominali con filosofia: signora, ma lei c’ha presente il sentimento? Tutto con accento romano, moderatrice Maria De Filippi, omonima della Callas, soprattutto per la voce. Chi? Chi, dunque? L’uomo delle ospitate, delle prezzemoline, della domenica-rissa, della presenza per cantare-gridare-sentirsi tutti uguali ye ye, come se le sagre paesane fossero l’unica cifra stilistica della civiltà tramontata, il drammaturgo del party, dei figuranti, dei manichini dall’aria impossibile e l’eloquio da terza elementare, il setter, il king, the one.

Lui. Lele Mora.

Ora, col divieto d’espatrio. Sommerso dal crollo dell’Impero Romano, dagli spifferi di corridoio, dalle illazioni su manovre estorsive a danno degl’im-potenti di turno, al centro del fuoco incrociato di scandali e procure. Nel fango dell’inchiesta, perché ogni inchiesta in Italia richiede un badile di fango.

Ebbene, non più incuriositi dalla notizia, anzi piuttosto annoiati, siamo andati a fare un giro sul suo sito. LM management, giusto per sapere chi è (o chi era), così per sciorinarci tutti i volti noti del libro-paga. Allora ecco qualche pupa, qualche secchione, ovviamente Costantino, niente Simona Ventura, e poi alcuni nomi di ieri, come Andrea Pezzi e Alda D’Eusanio, o dell’altro ieri, come Marco Predolin e Marco Balestri.

Il titolare, invece, non si vede. Ritratto nel suo studio, di spalle, alla finestra, con aria presumibilmente trasognata e pazzescamente spirituale. Forse un residuo d’imbarazzo, ché il suo volto – e corpo – da Dio Bacco, cui hanno levato triclinio e grappolo d’uva, mal s’intonerebbe col resto. C’è però un dettaglio, che stona. O che intona, a preferenza.

In sottofondo ai trionfi della LM management, s’ode, anziché l’ultima hit della disco, che tanto ci avrebbe riconciliato con l’atmosfera da Vacanze di Natale, la voce candida e irraggiungibile di Nilla Pizzi che canta “Vola Colomba”.

O quale soave pensata. Quale aereo anacronismo.

Lei che inginocchiata a San Giusto prega con l’animo mesto. E il campanon, din don, che ci faceva il coro. E che coro, poi. Sembrano gli alpini. All’epoca, Vecchio scarpone non era lontano.

L’esperienza è quantomeno da consigliare. Godersi le foto carismatiche di Alessia Fabiani, mentre la regina della canzone italiana profonde i suoi acuti.

Grazie Lele Mora. E auguri.

Comunque vada, la tua vicenda ha una degna colonna sonora: Nilla Pizzi, classe 1919, vero nome Adionilla. No, non Aida Yespica, però c’è pure lei, e vale la pena.
postato da: larrywise77 alle ore 10:26 | Link | commenti
categoria:televisione
sabato, 10 marzo 2007
Chiusa recentemente l'ennesima edizione dell' "italianissimo" festival-canzone sanremese, già non se ne parla più. O meglio si continua a non parlare più di musica. Sanremo, direbbe Paolo Poli, mi mette tristezza come il gay pride e il carnevale di Viareggio. Ebbene, foss'anche così, vorremmo spendere due parole sull'argomento ugualmente.
Nel caos strategico delle demo-tele-giurie, nel marasma mediatico del prima e dopo festival, ci è sembrato di annusare per l'ennesima volta quel non so che di "falso" che appartiene degnamente al mondo televisivo (perchè il festival è, prima d'ogni cosa, televisione, al di là della collocazione teatrale).

In effetti il festival della canzone italiana è storicamente appannaggio del massimo media. Pertanto andrebbe giudicato principalmente sul versante dello specifico televisivo che non su quello musicale.

Non è così. Apparentemente si parla di giorno della musica, grazie ai molti Mollica ubiqui e moltiplicantesi per ogni dove della platea sanremese, di notte delle sciocche beghe e dei disguidi interni all'organizzazione dello show.
L'Italia, che è principalmente un prodotto televisivo, la si vuole ipnotizzata per una settimana, annichilita, remissiva alle straparole di Baudo e della bionda valletta. Ma, si legge, il pubblico televisivo del festival non è, ad esempio, propriamente giovanile.
Non importa, è un dettaglio insignificante in un paese dove la televisione opera come un costante soffio dissuasore e persuasore. Il pubblico non ha età.
Detto questo, è chiaro che sul versante televisivo Sanremo ha stravinto. Che lo si voglia o meno, gli ingaggi pubblicitari hanno fruttato più dello sperato. I dati degli ascolti sono strabilianti, i giornali hanno amplificato l'evento in modo egregio. Punto. Accettiamo almeno una volta che non ha senso parlare di stupidità mediatica o affini quando i risultati parlano in modo così lapalissiano.
Vorrebbe dire fare il solito gioco etico di condannare la fame nel mondo o il commercio delle armi e continuare a bere Coca-cola, però con moderazione, continuare a comperare computer, sistemi windows,lettori mp3 della Apple rossi che aiutano i paesi poveri, e via dicendo.
Siamo quello che guardiamo. Baudo ne è l'esempio più grottesco.

Dunque la musica. Tre giurie diverse per tre Italie ideologicamente diverse. La demoscopica premia Cristicchi e al secondo posto Silvestri. La giuria di qualità sceglie 1 Cristicchi e 2 Tosca.
Il televoto consegna l'alloro ad Al Bano. Come? Proprio così. L'Italia ama Al Bano e lo premia in diretta. Dunque la mossa successiva di Baudo di inginocchiarsi al cospetto del "re" non è altro che il gesto più ovvio, quello di una nazione (televisiva?) che onora il depositario della nazional-canzone? E perchè allora, in questo gioco da tv interattiva, non rispettiamo il volere del paese e non diamo, giustamente, la vittoria ad Al Bano? In effetti, questo primo premio a Cristicchi...ricordiamo forse un Frankie Hi-NRG di molti anni fa, quando ancora girava in musicassetta, e oggi un epigono impacciato e accomodante (il sociale va sempre bene, poi se farcito di un po' di malinconia, amore, e accordi in minore...) dice cose ben più banali e con meno fantasia parolibera.
Il secondo posto per la giuria demoscopic è di Silvestri. Un po' di ritmo sud-americano e sincera gioiosità per il nulla. Bene, il popolo vuole Al bano sul trono e Silvestri come degno giullare. Ma il risultato è diverso, per il gioco perverso delle commissioni. E' come per i festival della poesia, dove un premio non si nega a nessuno.

E poi, in effetti, il senso della televisione è proprio questo, come ci diceva qualcuno in "V for Vendetta": bisogna guardare, assorbire, dissentire e alla fine essere d'accordo. A meno che...
postato da: PinkMoon78 alle ore 11:40 | Link | commenti (2)
categoria:televisione
venerdì, 09 marzo 2007
18 punti, più revoca della Coppa Italia. Anche il basket ha la sua stangata, come già l’amato sport nazionale l’estate scorsa. Niente Moggi, stavolta, chè il mostro da sbattere in prima pagina è solo un team manager, al secolo Andrea Cirelli, colpevole d’aver organizzato il tesseramento più improvvido della storia della Benetton Treviso: lo sloveno Erazem Lorbek, ufficiale diciannovesimo giocatore del roster, uno in più del consentito.

Qui non ci soffermeremo sui cavilli legali. Dire che tutto è nato dall’aver qualificato come professionista un semplice “giovane di serie”, quale Gino Cuccarolo, mettendolo sotto contratto per qualche mese, salvo poi espungerlo dalle liste facendolo tornare al vivaio, ché tanto è bastato per togliere un posto a quelli resi disponibili dal regolamento federale. Nè discetteremo sulla buona fede o meno degli autori del pasticcio, dell’oscurità lessicale delle norme sui tesseramenti, dei pareri pro veritate e dell’imbarazzo generale che ne è seguito. Non parleremo nemmeno delle dimissioni del presidente di Lega Prandi, della levata di scudi di chi ha giocato contro Lorbek e ha perso, della misura della pena da affibbiare a Treviso, di quanto appaia giusta o meno giusta, della difesa del prof. Coppi e della replica del pubblico ministero.

Di questo hanno già discusso tutti, spesso col punto esclamativo. Dunque occupiamoci d’altro, e segnatamente di come sia stato possibile che in uno sport dove a referto vanno dodici giocatori, ne servano almeno altri sei, magari tutti titolari, per sentirsi tranquilli. Di come, ancora, sia accettabile che un professionista di grande talento, come Lorbek, debba passare, alla stregua di un pacco postale, da Malaga a Treviso a Roma in una sola stagione. Di come lo stesso sia avvenuto con Schumpert, dalla Fortitudo alla Benetton in una manciata di mesi.

Questo non è più un basket normale. È un’accozzaglia, talvolta schizofrenica, talaltra, più semplicemente, irritante, di scambi, controscambi, ingaggi e rilasci a gettone, fughe, incomprensioni e sospetti. Sotto l’egida della globalizzazione, che il malaugurato Bosman ha portato con sé dal millennio scorso, rendendo americane le squadre europee (il clou, per gusto personale, è aver visto J.R. Holden giocare con la maglia della Russia sotto lo pseudonimo maccheronico di Gei Ar Oldin).

Non c’interessa comunque più di tanto la faccenda naturalizzazioni, né quella dell’obbligo dei sei italiani per squadra (facilmente aggirabile mandando a referto la giovanile), e nemmeno la soluzione proposta da Dan Peterson di tenere obbligatoriamente tre italiani in quintetto durante la partita, suggestiva ma impraticabile senza un matematico al tavolo.

C’interessa che nessuno abbia mosso un dito, dalla Lega, alla Federazione, ai singoli presidenti, per porre un freno a un meccanismo vizioso, reso ingovernabile dalla cifra stilistica dell’epoca, ossia la mania di cambiare tutto, tutto e subito, alla prima difficoltà della stagione. Non è solo questione di squadre senza identità, della A divenuta la brutta copia della CBA, della Legadue divenuta la brutta copia della (passata) serie A. Non è nemmeno questione del cattivo sfruttamento d’immagine di fenomeni come Bargnani, Belinelli o Gallinari. È questione di un movimento che ha perso completamente idee, moventi e direzioni, dove le sole teste sono quelle che saltano.
postato da: larrywise77 alle ore 19:08 | Link | commenti (3)
categoria:basket
venerdì, 09 marzo 2007
Anche stamattina abbiamo attraversato a piedi un ponte per andare al lavoro. Anche stamattina, poco prima d'imboccarlo, ci siamo fermati per lasciare che un ciclista, che aveva occupato per intero il marciapiede a lato del ponte, potesse passare e lasciarci liberi di proseguire. Anche stamattina, arrivati a metà strada, abbiamo schivato un altro ciclista che, pur di non scendere, si puntellava in precario equilibrio fra il parapetto del ponte e il guard-rail. Anche stamattina, mentre superavamo il ponte, abbiamo visto una fila di ciclisti che attendeva il transito dei passanti per immettersi sul marciapiede. Tutti ancora, saldamente, in sella.

Qualche giorno fa, all'inizio del marciapiede, hanno dipinto una sagoma a forma di omino. I ciclisti lo sanno. Dunque lo fanno apposta.

Buttiamoli a mare.
postato da: larrywise77 alle ore 10:23 | Link | commenti (5)
categoria:malumori
martedì, 06 marzo 2007
One more time. Una volta ancora. Lo stillicidio di notizie sull’inarrestabile caduta di Britney Spears non conosce soste. Ieri eravamo alle prese con i suoi capelli rasati a zero, oggi con la sua camicia di forza e le bambole foggiate a sua immagine, nella versione clinica psichiatrica (Britney Shears), domani, forse, ci toccherà assistere ad un concerto realizzato in suo onore con il beneplacito di Bono, che ormai, più che un cantante, sembra un reverendo senza l’aureola.

Lo vuole la CNN. Lo vogliono (?) tutti i fans dell’ex ragazza-Disney nella vana speranza che ciò le risollevi il morale, come non hanno fatto – anzi – i due figli avuti a breve distanza da Kevin Federline, le amorevoli cure di Paris Hilton e la ridda di flash che le si sono abbattuti contro, come e più di quand’era sana e idolatrata.

Che lo showbiz dia e tolga, non è una novità. Il cambiamento, rispetto ad altri dei caduti in passato, è dato dal vertiginoso interesse dei media per il personaggio che hanno creato, quasi una riedizione reality del Truman Show. Nessuno, in effetti, ha salvato Janis Joplin e Jim Morrison, Hendrix e Belushi, dalla corsa verso la fine. Ci si è tutti accontentati del negativo della foto, il vitreo cadavere del giorno dopo abbandonato in qualche stanza d’albergo, dopo che per anni se n’era celebrato il luccichio, the good side of the moon.

Oggi no. Oggi, sull'onda taumaturgica e salvifica dell’audience, la CNN, la stessa che ha creato lo slogan ‘War against terror’, come se questo desse il raggio di luce alle macerie delle Twin Towers, sente il bisogno di frenare, se mai sia ancora possibile, la discesa di una star.

La domanda è: per cosa? Forse per ribadire che il talento, oggi, è ormai appanaggio esclusivo delle telecamere? Che il personaggio si è appropriato anche della vita privata, come nello show familiar-mondano di Ozzy Osbourne? O forse perché la televisione, oltre ai consueti vuoti di memoria, comincia pure a soffrire di perversa nostalgia, e non tollera che si possa ancora voler morire a 25 anni, dopo che dal palco si è ricevuto di tutto?
postato da: larrywise77 alle ore 12:57 | Link | commenti (3)
categoria:televisione
lunedì, 05 marzo 2007
A Roma si discute dei "lucchetti d'amore" agganciati a una lampione di Ponte Milvio, una moda lanciata da Federico Moccia nel libro "Ho voglia di te". Sorvoliamo per un attimo sulla banalità del titolo per giungere nei pressi dell'autore con una domanda di questo tenore:  "L'episodio del libro è reale?" Alla domanda segue una risposta che rende pienamente effettivo il cortocircuito tra realtà e  finzione: "Il giorno prima che il libro uscisse, temendo che qualcuno verificasse il mio racconto, misi io il primo  lucchetto.

Cosa spinge un giornalista a chiedere ad uno scrittore se l'episodio di un racconto è reale? Cosa obbliga lo scrittore a rilanciare, rivelando il timore di non essere credibile? Sarebbe facile cavarsela dicendo che qui non si tratta di letteratura ma di un fenomeno di costume... eppure questo singolare episodio (la diatriba sui lucchetti insieme al botta-risposta) ci dice che anche un titolo così banale da rendere esplicito, con una didascalia da fotoromanzo, ciò di cui ognuno di noi fa esperienza ogni giorno - la trama del desiderio - ha bisogno di un aggancio tangibile alla realtà, possibilmente sotto forma di un lucchetto che si affianchi a mille altri suoi consimili. Un super-lucchetto che àncori la realtà a se stessa.

P.S.: Pare che ignoti abbiano scardinato nottetempo i lucchetti di Ponte Milvio. L'autore ha commentato: "Step - il protagonista del romanzo - vorrebbe sicuramente vedere in viso questi vigliacchi.
postato da: Socrate1973 alle ore 15:00 | Link | commenti (1)
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